La prima volta in un programma radiofonico

Ricordo ancora con emozione il mio primo ingresso in un programma radiofonico. Avevo 15 anni e ascoltavo Radio Piterpan. La ascoltavo ore ed ore cercando di capire da dove derivasse il fascio del conduttore radiofonico.

La radio in regalo

Come si dice rivisitando il proverbio: “il primo on-air non si scorda mai”. Tutto ha un inizio e il mio inizio nel mondo della radio arriva da un regalo ricevuto. Ricordo ancora il mio primo mini hi-fi. Parliamo di quando avevo 15 anni e mi fu regalato da mia zia per la Prima Comunione.

Aveva tutto quello che si poteva avere allora: un lettore di musicassette per registrare su nastro, un lettore cd-audio, e la radio. La radio quella che non sai cosa stai ascoltando perché per spostarti da una frequenza all’altra dovevi muovere la rotellina.

Quanta musica, quanti jingle, e soprattutto che fascino questo conduttore radiofonico: sa sempre cosa dire e riesce a risultare anche simpatico. Fu così che mi convissi a scrivere il primo SMS alla diretta del programma radiofonico chiedendo se fosse possibile visitare lo studio radiofonico da dove andavano in onda. Casualmente lo studio era nella mia stessa cittadina; fu così che al primo si senza farmelo ripetere due volte raggiunsi gli studi di messa in onda.

Ricordo ancora sul citofono la targhetta dalle concessionaria pubblicitaria che abbracciava le radio. Fu così che suonai: “MEDIA 90″.”Si?” “Sono Johnny, vorrei assistere alla diretta radiofonica e ho già chiesto a Maxwell” ” Ok, primo piano e destra”.

Non so se ero più incosciente o sfacciato. Forse oggi non avrei mai avuto il coraggio di recarmi in uno studio bussare ed entrare così, ma si sa a 15 anni il mondo è tuo!

Entrai dentro lo studio radiofonico

Foto della prima volta in studioFinalmente entrai: qui mi si aprì il magico mondo della radio.

Non ricordo la scritta ma ricordo che entrando da un ingresso ovale con uno screen con il mondo, si capiva subito che li regnava la musica. Dentro era tutto così magico forse così ingigantito dagli occhi curiosi di un ragazzo 15 enne di provincia. Questo non so dirlo ma ricordo perfettamente l’emozione che provavo ogni volta che entrato passando di fianco al cartellone che conteneva il nome delle radio che dentro quello studio andavano in onda. Il programma radiofonico si chiamava Pitertop ed era il ritrovo per i tamarri come me.

Il signore che mi aveva aperto al citofono, capii solo dopo di avere davanti Lino Lodi (produttore discografico e dj con all’attivo i dischi più ballati degli anni 90), mi fece strada un corridoio e poi un altro ancora.

Un lungo corridoio illuminato a giorno da dei fascinosi led a pavimento, poi la porta blu si apre. Fuori si è appena spenta la luce lampeggiante con scritto ON-AIR. Fu così che entrando per la prima volta in uno studio radiofonico nel bel mezzo di un programma radiofonico sentì quell’odore che non avrei mai dimenticato.

Lo studio radiofonico

L’odore dei pannelli piramidali, l’odore dei mixer e dei computer di messa in onda, il rumore dei cursori che sbattono nel silenzio dopo aver chiuso la diretta prima di aver aperto i monitor di ascolto. Di quell’esperienza di pochi minuti ricordo ancora l’emozione nel vedere lo speaker che parlava sull’intro del disco subito dopo il jingle e la pubblicità.

Il programma radiofonico

Le mie presenze per assistere al programma radiofonico dal vivo cominciarono ad essere sempre più frequenti spinte sia da fatto che si era creato un gruppo di ascolto attorno a quel programma radiofonico che permetteva agli ascoltatori di intervenire con richieste musicali alla radio o semplicemente raccontare quello che stavano facendo. Fu il primo social network.

Da quel giorno conduco quotidianamente un programma radiofonico, che puoi scoprire nella sezione di questo sito dedicata a Movement.

In radio si “cucca” di più?

Per tutti quelli che se lo stessero chiedendo da un po’, con la radio non si “cucca” di più! Sapete perché? Perché se amate condurre un programma radiofonico, sarete sicuramente logorroici. E quello in cui parlerete con la vostra pretendente sarà l’unico momento della giornata in cui non avrete il vostro direttore artistico che conta quanti secondi avete parlato!


Leave a Comment