ANATOMIA DELLO SPOT RADIOFONICO: LO SPOT RADIO NELL’ERA DIGITALE

Spot radiofonico: conosciamoci

Anche chi è al di fuori del mondo dei media sa cos’è uno spot radiofonico. Anche distrattamente durante la nostra quotidianità ci siamo imbattuti anche solo all’ascolto di questo mezzo. In questo articolo approfondiremo alcuni punti chiave per comprendere dal punto di vista professionale come realizzare uno spot radiofonico e come approcciarsi al mondo dei comunicati radiofonici.

Struttura di uno spot radiofonico per la radio

Nel mondo frenetico spesso rischiamo di sottovalutare l’importante che ricompre uno spot radiofonico, specie nel contesto regionale. La radio locale a causa di un vecchio retaggio viene considerata il mass media dei poveri rispetto alla blasonata pubblicità televisiva. Ma siamo sicuri che la Tv è sempre il mezzo giusto per la nostra pubblicità? La radio permette di arrivare anche dove l’ascoltatore non può dedicare i propri sensi a pieno; mi viene in mente il caso in cui l’ascoltatore stia guidando con la radio accesa. La radio con i propri spot audio fornisce straordinarie possibilità che gli schermi spesso non possono dare: la fantasia.

La mancanza della componente visiva è una vera sfida per trovare sempre  qualcosa di creativo ed originale. L’obiettivo del nostro spot radiofonico, ricordiamolo, è farsi ascoltare. E per farsi notare occorre trovare nuove ambientazioni, spiazzanti anche ironiche che creino coinvolgimento emozione in modo da intercettare il pubblico. E con la radio abbiamo carta bianca anche se ci sono delle strutture “fisse” già collaudate e sedimentate negli anni.

Per farla breve abbiamo sintetizzato in categorie gli spot radiofonici:

 

Tipo 1 – STRUTTURA CREATIVA + CHIUSURA ISTITUZIONALE

È il tipo di spot più utilizzato nelle radio italiane. Spesso a causa della durata (15 secondi) bisogna procedere con una parte creativa accompagnata da un’immagine rapida e una chiusura veloce ed istituzionale.

La parte creativa cerca di interessare lo spettatore con una situazione ironica, buffa o con uno spaccato di vita quotidiana. Lo scopo è destare l’attenzione del pubblico, per farsi ascoltare. Chiusa la scenetta esilarante, si procede con lo voce di uno speaker istituzionale che fornisce le informazioni necessarie e le ragioni che supportano la promessa indicata nella parte iniziale.

 

Tipo 2 – STRUTTURA CREATIVA + STRUTTURA ISTITUZIONALE + CHIUSURA CREATIVA

Questa seconda struttura, al pari della prima, è molto diffusa nel mezzo radiofonico. Non si discosta tanto dalla precedente ma riserve un’ultima parte dello spot, spesso la chiusura finale a un inciso chiamato in gergo “codino”. La tempistica media per questo genere di produzioni è spesso 30 secondi.

Dopo il messaggio istituzionale riserva una porzione ad una battuta che richiama le caratteristiche del prodotto e aiuta a lasciare in mente di chi l’ascolta un buon ricordo. Spesso si tratta di frasi ironiche, gergali o sorprendenti che strappano un sorriso oppure di un payoff.

Mi viene in mente lo spot radiofonico di qualche anno fa della Nokia che terminava con “Nokia, non potrai più smettere di toccarlo”

 

Tipo 3 – ANTISTRUTTURA O STRUTTURA TOTALE

Il terzo ed “ultimo” tipo è lo spot in antistruttura.

In questo tipo di comunicato radiofonica non c’è un netto stacco tra la creatività è la parte istituzionale. Premetto che si tratta di produzioni davvero difficili da realizzare ma sono quelle che risultano più interessanti all’ascolto. Le informazioni sono già distribuite all’interno del messaggio, senza appesantire l’ascolto. Il contro di questo genere di produzione è il tempo, trovandoci con un senso in meno (la vista) abbiamo bisogno di utilizzare le parole per portare tutte le immagini che vogliamo costruire.

 

Tempi radiofonici

La mancanza dell’immagine visiva non è la sola limitazione a cui un copy deve fare fronte. Lo scoglio più grande per chi concepisce una campagna pubblicitari radiofonica è il tempo. Lo spot radiofonico deve stare in un tempo stabilito. In Italia il formato classico di spot radiofonico è di trenta secondo ma sta prendendo sempre più piede la durata di quindi secondo. Nel mercato estero si trovano spot con tagli più lunghi – anche oltre quarantacinque, sessanta secondi – ma in Italia sono più unici che rari.

La mancanza dell’aspetto visivo non è la sola limitazione a cui far fronte. Occorre tenere conto anche dell’aspetto tempo.

Degni di nota sono gli spot che necessitano di spazi più brevi, anche di soli cinque secondi. Quest’ultima tipologia di spot è acquistate generalmente per dichiarare chi è lo sponsor del programma o del contenuto mandato in onda. Qualche esempio che sicuramente avremo sentito ascoltando la radio:

“Questo programma è presentato da… “.

La sfida principale per realizzare un buon comunicato è quindi gestire bene il tempo trovando il giusto compromesso tra informazione e divertimento. Il consiglio è quello di avere un messaggio snello e non zeppo di contenuti. Nel mondo che viviamo bisogna instillare un’idea, non è necessario dare dare vie e numeri civici, numeri di telefono, cellulari, email: l’ascoltatore che avrà recepito il vostro messaggio cercherà su internet e vi troverà anche attraverso i social.

Il rischio di ingolfare lo spot di mille informazioni inutili sarebbe di creare un prodotto sgradevole, che difficilmente intercetterebbe il vostro ascoltatore anche perché non consentirebbe agli speaker il tempo di interpretare le frasi con le giuste intenzioni e di gestire i tempi comici.

Spesso mi dicono 15 secondi tassativi per uno spot di 35 secondi….

 


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